IL TESTO NARRATIVO

Narrare vuol dire raccontare lo svolgimento di un fatto a scopo informativo.

I testi narrativi, in base al contenuto e alla forma, si dividono in vari SOTTOGENERI:

  • FAVOLA
  • FIABA
  • RACCONTO
  • ROMANZO

FAVOLA

I protagonisti possono essere uomini o animali con caratteristiche umane; di solito termina con una morale.

FIABA

E’ caratterizzata da un’ambientazione fantastica; sono presenti esseri magici, folletti, maghi, streghe, orchi, gnomi, re, regine, principesse.

RACCONTO

Rispetto al romanzo è più corto, presenta un’ambientazione realistica, può essere di diversi tipi: storico, fantastico, comico ecc.

ROMANZO

E’ caratterizzato da una narrazione lunga incentrata sulle vicende del protagonista, sono presenti altri personaggi.

LE PARTI DI UN RACCONTO

Ogni testo narrativo ha delle caratteristiche proprie in base alla storia narrata, allo spazio e al tempo.

La struttura di base utilizzata, però, è sempre la stessa in ogni testo perché segue uno schema- tipo.

SCHEMA TIPO

  • SITUAZIONE INIZIALE: In questa parte vengono fornite le informazioni sul protagonista, sull’ambiente in cui vive, sul periodo in cui si svolge la storia.

              In questa fase, spesso si presenta già l’avvenimento che causerà il fatto centrale.

  • SVOLGIMENTO: In questa parte vengono narrati i fatti in ordine cronologico, sono presenti altri personaggi che ruotano intorno al protagonista.

              Tra i personaggi secondari, ci potranno essere uno o più antagonisti e uno o più aiutanti.

  • CONCLUSIONE: In questa parte viene descritto il modo in cui si conclude la storia.

               La conclusione talvolta è felice altre volte no, ma è sempre capace di ristabilire un nuovo

               equilibrio.

Queste tre fasi formano l’ossatura del racconto, la struttura di base su cui costruire una trama logica, comprensibile ed avvincente.

In alcuni racconti esse non sempre sono ben evidenti, sono difficili da individuare.

In un primo momento, allora, l’insegnante dovrà proporre racconti in cui i tre momenti siano ben chiari: questo perché per il bambino devono costituire un dato stabile da tener presente per imparare a raccontare.

STRATEGIE METODOLOGICHE

  • LETTURA GLOBALE DEL TESTO: L’ insegnante legge il testo, gli alunni seguono e sottolineano le parole di cui non comprendono il significato.

 Al termine della lettura, l’insegnante spiega il significato delle parole sottolineate dagli alunni (le può utilizzare per comporre oralmente delle frasi in modo da far interiorizzare meglio il loro significato).

ANALISI DEL TESTO

  1. L’insegnante aiuta gli alunni ad individuare le tre parti che compongono la storia, fa  evidenziare poi ciascuna parte con un colore diverso.
  2. Agli alunni vengono proposte delle prove di verifica riferite al brano letto (domande con risposte multiple, vero/falso, completamento di frasi o altro.

INDIVIDUAZIONE DELLE SEQUENZE: 

  1. Evidenziare ogni sequenza.
  2. Disegnare ogni sequenza.
  3. Scrivere una FRASE o un TITOLO per ogni sequenza.
  4. Riassumere il racconto collettivamente leggendo le varie didascalie.
  5. Riassumere il racconto a piccoli gruppi.
  6. Riassumere il racconto individualmente.

IL RITMO DEL RACCONTO

Ogni racconto, per essere piacevole, deve avere un certo ritmo.

Il ritmo dipende dalle sequenze, esse possono essere di vario TIPO:

  • NARRATIVE: Raccontano le azioni dei personaggi e gli avvenimenti in cui sono coinvolti.

              Sono dinamiche perché determinano lo sviluppo del racconto.

  • DESCRITTIVE: Illustrano i personaggi, gli stati d’animo, i luoghi e gli ambienti.

              Sono statiche, perché rallentano la narrazione.

  • RIFLESSIVE: Contengono opinioni e commenti.
  • DIALOGICHE: Riportano un discorso.

A seconda di come lo scrittore usa le sequenze, il racconto assume un certo ritmo:

  1. Un ritmo incalzante è dato dal susseguirsi delle sequenze narrative.
  2. Un ritmo lento si ha quando sono presenti discorsi, riflessioni, dialoghi.

Ogni scrittore usa i vari tipi di sequenze in base a ciò che vuole provocare nel lettore.

Non è sempre facile catalogare le sequenze, perché spesso la narrazione si intreccia con la descrizione o con la riflessione, così avremo le SEQUENZE MISTE.

E’ importante far capire agli alunni che l’alternanza dei vari tipi di sequenze conferisce armonia al racconto e lo rende più accattivante e completo.

STRATEGIE METODOLOGICHE

  • FAR RIFLETTERE gli alunni sui vari tipi di sequenze.
  • SCRIVERE a quale tipo appartiene ogni sequenza.
  • LEGGERE il testo solo in base alle sequenze narrative.
  • RACCOGLIERE opinioni personali per capire l’importanza di inserire le altre sequenze.

L’ORDINE CRONOLOGICO

Per una buona narrazione, è necessario disporre le azioni in ordine cronologico, secondo una successione ordinata.

E’ necessario usare gli INDICATORI, cioè le parole che accompagnano le azioni per sottolineare la successione degli avvenimenti, per precisare la loro durata, per collocarle nel tempo.

Invece di usare sempre le parole “POI” e “DOPO”, bisogna utilizzare INDICATORI diversi e appropriati per ogni situazione, in modo da legare correttamente le frasi e creare il giusto senso del tempo.

STRATEGIE METODOLOGICHE

  • ANALIZZARE il brano secondo le modalità già esposte.
  • ELENCARE i fatti in successione temporale.
  • EVIDENZIARE con colori diversi gli indicatori presenti.
  • ANALIZZARE gli indicatori evidenziati in base alla loro funzione.
  • PRODURRE frasi con gli indicatori evidenziati

Lascia un commento

Nome *
Email *
Sito web